La Cecoslovacchia è uno Stato che è esistito dal 1918 al 1992, anche se tutt’oggi, riferendosi agli Stati che da questa sono nati nel 1993: Repubblica Ceca e Slovacchia, tante persone credono che tutt’ora esista.

Il contesto europeo degli anni ’90

Gli anni ’90 hanno segnato un profondo cambiamento nella geografia europea:

  • l’unificazione della Germania;
  • lo smembramento in diversi Stati di Yugoslavia e Unione Sovietica;
  • la divisione della Cecoslovacchia in Slovacchia e Repubblica Ceca.

L’Europa, che dalla fine della II guerra mondiale (1945) alla fine della guerra fredda (circa 1989) ha vissuto in pace, alla caduta delle dittature dell’est ha cambiato faccia.

In Cecoslovacchia, la separazione fu una decisione pacifica del Parlamento, definita proprio per questo separazione di velluto.

Dalla nascita al comunismo

La Cecoslovacchia nacque nel 1918 sulle ceneri dell’Impero Austro-Ungarico. I territori che formarono la Cecoslovacchia erano un crogiolo di etnie: cechi, tedeschi, slovacchi, ungheresi.

Tra le due guerre mondiali ci fu malcontento e disordine, principalmente dovuti alle frizioni interne tra le popolazioni.

La Germania nazista occupò Boemia e Moravia (attuale Repubblica Ceca) ancor prima dell’inizio della guerra. La Slovacchia dichiarò l’indipendenza e si alleò con Hitler.

Paradossalmente, Praga e altre città furono risparmiate dalle distruzioni della guerra.

Dopo la guerra, gli Alleati restaurarono la Cecoslovacchia, ad eccezione della Rutenia, annessa all’Unione Sovietica.

Nel 1946 vinse il Partito Comunista. In poco tempo abolì le elezioni e instaurò una dittatura sotto l’influenza sovietica.

Per un assaggio visivo di quel periodo, si veda l’episodio di Eurotrip in cui Fabrizio e Tommaso visitano Bratislava con una Skoda tra bunker antiatomici, architettura socialista e memorie del regime.

Oggi, il passato comunista è una delle principali attrazioni turistiche di Bratislava, più che a Praga.

La guerra fredda e la separazione

Negli anni ’60 la Cecoslovacchia divenne federale, con due repubbliche socialiste: Ceca e Slovacca.

Nel 1989 scoppiò la Rivoluzione di Velluto: proteste pacifiche che portarono alla caduta del regime comunista, in contemporanea alla caduta del muro di Berlino.

Nel novembre 1992 il Parlamento votò la separazione. Dal 1° gennaio 1993 nacquero ufficialmente Repubblica Ceca e Slovacchia.

Non fu indetto alcun referendum, ma la popolazione accettò la divisione senza particolari proteste.

Secondo alcuni, la politica fu troppo debole nel non insistere per mantenere l’unità nazionale. La Cecoslovacchia avrebbe potuto restare unita almeno fino all’ingresso nell’UE: 1999 per la Repubblica Ceca, 2004 per la Slovacchia.

Il rimpianto di quegli anni

I due Paesi si divisero senza confermare la decisione popolare. Tuttavia, oggi sono entrambi membri di:

Dopo il montaggio di Eurotrip mi resi conto che mancava la voce degli abitanti. Così inviai una cameraman a Bratislava per intervistare giovani tra i 20 e i 30 anni.

Le loro risposte hanno arricchito il racconto con una prospettiva autentica, oltre quella turistica.

Ovviamente non mi feci scappare l’occasione di informarmi sulla divisione della Cecoslovacchia del 1993, oltre che sul rapporto con il comunismo delle persone che all’epoca l’avevano vissuto.

Nel presupposto che è molto difficile rappresentare l’opinione di un intero Paese intervistando così poca gente, mi è parso di capire che l’indipendenza dei due Stati fu una decisione accettata, probabilmente voluta dalla maggioranza dei cittadini, ma che se non fosse arrivata non avrebbe causato tumulti.

Per questi motivi, credo che la politica cecoslovacca del 1992 abbia peccato di debolezza, visto che se avesse tenuto duro andando contro l’opinione pubblica, non essendoci motivi storici così evidenti per giungere a quella decisione (come accadde in Yugoslavia), i cechi e gli slovacchi sarebbero potuti arrivare uniti fino all’ingresso nell’Unione Europea (1999 per la Repubblica Ceca, 2004 per la Slovacchia).

Questa qui sopra è Praga, la Capitale della Cecoslovacchia nel 1972 (direttamente dalla mia collezione personale).

Per quanto riguarda il comunismo, anche lì bisogna fare delle premesse. Io che sono nato nel 1977 ho vivo il ricordo di qualche nonno che quando ero bambino rimpiangeva il periodo in cui era giovane e di conseguenza anche il regime di quegli anni.

Capire se quei nonni rimpiangevano il Fascismo o la loro gioventù è impossibile, perché non si possono discernere i ricordi delle persone. La stessa cosa accade oggi con i 50/60enni Slovacchi, e le interviste che abbiamo fatto lo confermano.

Slovacchia e Repubblica Ceca oggi

Nella desolazione economica dell’Europea dell’Est dei primi anni ’90, il periodo immediatamente successivo alla caduta del Comunismo, Repubblica Ceca e Slovacchia non erano tra gli Stati che se la passavano peggio (in particolar modo, e questa differenza fu uno dei motivi della separazione, la Repubblica Ceca).

Oggi, entrambi gli Stati eredi della Cecoslovacchia hanno raggiunto un contesto pacifico e organizzato, pur avendo sentito la crisi economica degli ultimi anni. Girando per Bratislava e tanto più per Praga, gli unici resti visibili ai turisti del periodo comunista sono quei quartieri fatti di enormi case popolari costruite in serie, che esteticamente sono anche peggiori di quelli analoghi costruiti nei Paesi Occidentali (salvo qualche esempio italiano che ogni tanto è al centro della cronaca).

A Bratislava girando per strada non si vede il degrado, non si sente nessuna ipotetica assenza di libertà e anzi, lo sviluppo economico diverso che hanno avuto, ha creato una società dove il decoro urbano e il rispetto delle regole sono migliori che in Italia.

I resti del comunismo

Con Eurotrip decisi di andare a Bratislava per un motivo molto semplice: avevo già girato dei video generici di Vienna (quelli che si vedono ogni tanto per intramezzare la storia, e che ho messo in tutte le città), ma ritenevo Vienna insufficiente per sostenere 10 episodi della storia.

Di conseguenza, essendo Praga e Budapest troppo lontane per andarci senza rischiare di mandare tutto all’aria per troppo affaticamento, optai per la vicina Bratislava (63 chilometri).

Tra le opportunità che scandagliando la rete trovai mi colpì subito il tour in Skoda alla ricerca dei segni lasciati dal comunismo in città. E ovviamente alla fine non me lo feci scappare.

Il tour in Skoda

Premetto che chiunque ami la storia contemporanea, come la amo io, non può perdersi quell’esperienza. Non so se il sito esista ancora, perché è passato un po’ di tempo dalla riprese, ma nel filmato ci sono tutti i dettagli per arrivare a chi lo organizzava.

La difficoltà più grande nel fare il turista è uscire dagli itinerari turistici (scusate il gioco di parole) e apprezzare l’essenza delle città. Il tour in Skoda riesce perfettamente in questo intento, sia perché si svolge lontano dal centro storico, sia perché, se piace il genere:

  • bunker antiatomici;
  • silos di missili;

si fanno molta fatica a trovare, anche affidandosi alle guide internet sull’argomento.

In più, se si parla inglese, si riesce a dialogare con i due fratelli che portano avanti il progetto (e guidano la Skoda che fu di loro nonno) che, oltre ad essere autentici bratislavesi, spiegano le cose senza il filtro di quello che si trova in rete.

Se non ricordo male il tour standard dura circa 3 ore, anche se noi quella volta, per motivi produttivi, optammo per una versione ridotta su misura, e può ospitare 2 o 3 persone, salvo prenotare il van vintage, sempre Skoda, nel caso di gruppi più grandi (fino a 7 persone).

Non me ne vogliano gli amanti di Bratislava, che avrebbe più di un motivo per essere considerata un’ottima città dove vivere: non essendo un posto con molte attrazioni di importanza storica, la cosa migliore della città rischia di essere proprio il tour in Skoda (o il bungee jumping da Ponte Lafranconi, ma quello lo potete vedere in un altro episodio di Eurotrip).